L'Arte di farsi una Storia


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Per anni ed anni sono stato una vera frana nel parlare con le ragazze conosciute e baciate in discoteca ed era proprio per questo che avevo così basse percentuali di riuscita nel giungere al sesso la sera stessa che conoscevo una ragazza.

Dovevo sempre rimandare il sesso ad appuntamenti che chissà come si sarebbero evoluti. Pensa che per quasi i primi 2 anni, del mio percorso verso l'Olimpo della seduzione in discoteca, del Dance Game, non spiaccicai mezza parola con quasi nessuna delle circa 300 ragazze che baciai in pista in quel lasso temporale (Febbraio 2011 - Gennaio 2013), eccezion fatta per quelle con cui riuscì, in maniera oltretutto piuttosto fortunosa, a giungere oltre al bacio, che comunque si contavano proprio sulle dita di quattro mani.

Oltre al fatto che ancora approcciavo con l'obsoleta e cafona tecnica d'approccio con i mani sui fianchi, errore già ampiamente trattato nel report gratuito "LE 5 COSE DA NON FARE PER SEDURRE IN DISCO" e sicuramente uno dei fattori più decisivi che causarono la scarsezza di risultati in ambito strettamente sessuale, l'altra e fondamentale causa dei miei fallimenti nello spingere verso il sesso fu proprio la scarsezza di argomenti o il mio serrato mutismo, quasi fossi convinto che bastasse non dire nulla e baciare la ragazza per portarla a letto o metterla a 90 in qualche bagno della discoteca.

Bastò infatti gradualmente iniziare a presentarsi, sciogliersi un po' e scambiare qualche battuta simpatica con le ragazze con cui ballavo ed ecco che già la situazione iniziò di colpo a migliorare in maniera ESPONENZIALE.

Una piccola parentesi: ti sei mai sentito in imbarazzo di fronte a una ragazza? Se anche a te capita di non sapere cosa dire a una donna, ti svelo un piccolo segreto: lo trovi qui

Certo, non parlo di arrivare al sesso con una presentazione, ma già riuscivo a stare più tempo con la ragazza con cui stavo interagendo e vedere come fosse meno ostico di quanto pensassi convincere le ragazze a seguirmi nella disco anche semplicemente per sedersi e prendere un po' di fiato dalla baraonda del dancefloor.

Il mio cavallo di battaglia

Lo Storytelling, coinvolgerla con la parola

Quello che poi divenne il mio cavallo di battaglia, lo STORYTELLING, si sarebbe sviluppato solo mesi dopo, ma intanto avevo già fatto un piccolo passo, in un mondo, quello del verbale in discoteca, che prima era oscuro e di cui non capivo bene le dinamiche, in special modo perché nei primi anni della mia "carriera" il mio vecchio mentore aveva sempre sostenuto che capirsi e quindi dialogare in discoteca era pressoché impossibile e per questo controproducente e considerato una perdita di tempo.

Io stesso, se una ragazza, durante quei primi anni, provava a parlarmi, non riuscivo minimamente ad "intercettare" anche una sua sola parola, questo perché non avevo un udito abbastanza abituato essendo relativamente "nuovo" dell'ambiente ad alti volumi delle disco, e di conseguenza mi limitavo ad annuire muovendo la testa. Le occasioni che buttai in quel periodo furono davvero innumerevoli ed è per questo che, oltre per assecondare le richieste che mi son state fatte da tanti, ho deciso di scrivere un secondo report, per far sì che anche te, e tutti gli altri ragazzi e uomini che mi stanno leggendo ora non sprechino più una sola occasione e sappiano sfruttare al meglio tutte le opportunità che la pista saprà regalarli.

Prima però di introdurti in questa nuova realtà, quella appunto dello Storytelling, che io considero alla stregua di un'arte, voglio renderti partecipe di quella che è stata la mia ascesa in questa "disciplina", insomma, il percorso che mi ha permesso di diventare uno storyteller così abile da poter parlare per oltre 40 minuti con una ragazza conosciuta la sera stessa perché da dove eravamo al mio appartamento ci separavano diversi km da percorrere, giusto per farti un esempio e citandotene un altro, per farti capire il potenziale di quest'arte, molte ragazze hanno asserito, dopo aver "dormito" con me che le avessi quasi fatte cadere in uno stato di trance in cui le mie parole divenivano immagini nella loro mente.

Scusa Zema ma... in "Saturday Night Seducer" affermi che si può riuscire a baciare una ragazza senza parlare e ora invece dici che parlare è importante... non è contraddittorio?

Per prima cosa dovresti impratichirti con il contatto fisico e gli approcci in pista solo di Piroette e poco altro (al massimo una battuta o il presentarsi), seguendo quanto consigliato in Saturday Night Seducer riuscirai a baciare subito moltissime ragazze, poi per andare oltre al bacio potresti riscontrare resistenze soprattutto con le ragazze che hanno più di 22 anni.
Quindi se il tuo target è molto giovane e riesci senza proferire parola bene così, se invece ti accorgi che durante il passaggio tra bacio e sesso, ottieni molti rifiuti allora è il caso di darti un po' più da fare con la parola.


«Dopo averla baciata, la scarsa abilità nel parlare con lei è uno dei fattori decisivi dei fallimenti per spingersi verso il Sesso. Soprattutto con le ragazze più grandi.» Zema


Ma prima di arrivare a questo livello dove la ragazza era completamente coinvolta e "catturata" dalla conversazione, quanti esperimenti dovetti fare?

L'uso massiccio del verbale e della parola, in combinazione ai miei approcci fisici in pista (le cui tipologie sono state già ampiamente trattate in SATURDAY NIGHT SEDUCER), iniziai a sperimentarlo con continuità da Settembre 2013, quando, per necessità, essendo venuto solo allora in contatto con gli ambienti universitari e le relative feste, dovetti per forza di cose switchare (modificare) la mia tipologia di gioco, altrimenti calibrato per la fascia che andava dai 15 ai 18 anni.

Questo primo fattore, cioè il fatto di dovermela vedere con solo mie coetanee o ragazze ampiamente più grandi di me (come quelle che frequentavano i corsi di laurea magistrale) fece sì che, catapultato in un ambiente dapprima considerato da me poco duttile per il Dance Game, cambiai in poche serate il mio modo di fare introducendo, provando ed utilizzando quello che allora non era altro che un prototipo sperimentale e rudimentale di quello che poi sarebbe stato vero e proprio storytelling solamente più tardi.

Serata dopo serata mi accorgevo di quanto esso fosse fondamentale, non solo creare interesse nei miei confronti da parte della ragazza, ma anche e SOPRATTUTTO per "coprire" le distanze dalla pista da ballo al letto del mio appartamento.

Funzionava proprio come un "fill the gap", riempiva i momenti morti, ma soprattutto GLI SPAZI!

Parlando ed affinando sempre di più la mia tecnica, infatti, mi resi conto come anche chilometri potevano essere percorsi senza che la ragazza con cui stavo interagendo si chiedesse per un attimo quale fosse la destinazione finale, ed era proprio questo fattore che mi portò a voler sviluppare sempre meglio questa tecnica, cioè il fatto che io non dicessi MAI alla ragazza che volevo condurla a casa mia, questo anche perché sicuramente, ad eccezion fatta dell'APOCALYPSE (una tecnica che consiste nel chiedere alla ragazza direttamente di fare sesso senza neppure presentarsi o quasi, altra tecnica da me sperimentata con successo ma che richiede molta più esperienza), il rivelare in maniera esplicita l'intenzione di condurre una ragazza fino a casa propria fa implicitamente alzare le "difese anti zoccola" alla ragazza, che si sentirà come giudicata una poco di buono e il risultato sarà un'enorme quantità di resistenze sia verbali sia fisiche a seguirti, aggirabili comunque grazie alcune tecniche da utilizzare in situazioni d'emergenza in cui la l'atmosfera poteva essere data per irrimediabilmente rovinata ma che poi, se utilizzate correttamente, permettono di uscirne alla grande.

Il Racconto Continua Qui (troverai anche i 4 errori principali dello Storytelling in Disco)

Sai già tutto sullo Storytelling in Disco? Dicci cosa ne pensi nei commenti :)

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