Il contatto non è una scala da salire. Come capire se è il momento, e cosa fare se non lo è.



Partiamo da una cosa vera, che era già nella vecchia versione di questo articolo: un bacio non arriva dal nulla. Prima c'è una distanza che si accorcia, un braccio che si sfiora, una mano che resta un istante di troppo. Il contatto fisico fa parte di come due persone si dicono che si piacciono, e chi non tocca mai nessuno resta fermo dov'è. Il problema è cosa ci avevo costruito sopra. Chiamavo quel passaggio progressione del contatto, avevo perfino una tecnica con la sigla — dall'approccio al bacio in quattro contatti — e la insegnavo dal vivo. Ho tolto tutto, e ti spiego cosa c'era di sbagliato, perché il punto non è la pudicizia.

Perché una progressione non funziona

Non perché sia scorretta: perché non descrive quello che succede

Una progressione presuppone che il contatto sia una scala che sali tu, gradino dopo gradino, e che l'altra persona sia il terreno su cui la appoggi. Ma il contatto che funziona non è mai a senso unico. Se ti fermi a ricordare una volta in cui è andata bene davvero, non c'era nessuna sequenza: c'era che a un certo punto vi eravate avvicinati tutti e due, e nessuno dei due saprebbe dire chi ha cominciato. Quando invece la sequenza c'è, si sente. Un tocco che arriva perché "tocca a quello" ha una qualità diversa da uno che arriva perché ci stavi pensando. Chi lo riceve non sa dire cosa non torna, ma sente che c'è un piano.

L'aneddoto che ho cancellato

Qui c'era un aneddoto che ho tolto. Raccontavo di aver usato il contatto fisico per scavalcare un ragazzo che stava parlando con una ragazza, e lo raccontavo come un successo. Funzionava per un motivo preciso: nessuno dei due sapeva cosa stavo facendo. Ed è esattamente il metro con cui filtro quello che scrivo oggi — se un consiglio smette di funzionare quando l'altra persona lo capisce, non è un'abilità, è manipolazione.

Cosa fare, allora

Tocca quando ha un senso da solo. Una mano sulla spalla mentre ridete di qualcosa, un braccio che guida per un secondo in mezzo alla folla, il contatto naturale di chi si mostra una cosa sul telefono. Tutti gesti che, se qualcuno ti chiedesse perché li hai fatti, avrebbero una risposta vera. Guarda cosa succede subito dopo. È qui che sta tutta l'informazione. Se resta dov'è, se ricambia, se si avvicina un po': va bene. Se si irrigidisce, si sposta di dieci centimetri, cambia posizione: ti sei mosso troppo presto. Non è una bocciatura, è un'informazione — e l'unica reazione giusta è tornare a parlare come se niente fosse, senza faccia offesa e senza spiegazioni. Non recuperare. Il momento in cui la maggior parte delle serate si rovina non è il tocco arrivato presto: è quello che viene dopo, quando uno insiste per dimostrare che non era un errore. Se non ti viene, non forzarlo. Se stai lì a pensare "adesso dovrei toccarle il braccio", il gesto uscirà legnoso e si vedrà. Meglio non toccare affatto e stare in una conversazione vera, che eseguire un passaggio a cui non credi.

Il dettaglio che avevo scritto e che tengo

C'era una cosa banale ma giusta: le mani si notano. Non per una teoria sui dettagli che le donne valuterebbero, ma per il motivo più semplice del mondo — sono la parte di te che tocca le cose. Tenerle curate è cortesia elementare, come lavarsi i denti. Non è seduzione, è vivere in mezzo agli altri.

Una domanda per te

Ripensa a una volta in cui hai toccato qualcuno e ti è sembrato sbagliato, anche solo per un secondo. Cosa ti aveva fatto pensare che fosse il momento: qualcosa che stava succedendo fra voi, o qualcosa che avevi letto da qualche parte? La risposta a questa domanda, secondo me, vale più di qualsiasi articolo sul contatto fisico — questo compreso. Se il tema è il blocco che si crea prima ancora di avvicinarsi, ne parlo nel report gratuito Basta Swipe e in Pillole di Seduzione.

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