Prendere posizione è un'abilità che si allena. Non serve a guidare nessuno: serve a smettere di affaticarsi.
Questo articolo l'avevo scritto per dire una cosa che continuo a pensare: l'indecisione cronica è faticosa.
Sto parlando di quello che a ogni domanda risponde «per me è uguale», che davanti al menù ci mette venti minuti, che a «dove andiamo?» risponde «decidi tu» e poi non è contento del posto. Non è un difetto morale. È che stare accanto a una persona così significa portare tutto il peso delle scelte, sempre, per due.
Il problema è come l'avevo scritto. C'era che «tu DEVI condurre», che «alle donne piace farsi guidare, è quello che loro desiderano», e in fondo un elenco che finiva con «sei tu che devi portarla a casa tua». Ho riscritto tutto, e il motivo è semplice: avevo preso una cosa vera su di me e l'avevo trasformata in un copione su di lei.
La differenza sta tutta in una parola
Proporre, non condurre
Chi propone mette qualcosa sul tavolo e lascia all'altra persona la libertà di dire di no. «Ho visto che c'è quel posto, ti va?» — se la risposta è no, si cambia, e non è successo niente.
Chi conduce ha già deciso dove si va a finire e gestisce i passaggi per arrivarci. È la stessa cosa in apparenza, ma cambia completamente cosa succede quando l'altro non è d'accordo: nel primo caso si cambia idea, nel secondo si insiste.
Nella vecchia versione scrivevo di «riportare il discorso sui binari» quando lei diceva qualcosa che non mi piaceva. Ecco, quello. Se la conversazione ha dei binari decisi da te in anticipo, non stai parlando con qualcuno: stai eseguendo.
Perché decidere aiuta davvero
Non perché "le donne lo desiderano" — quella frase la cancello e basta, non esiste un desiderio unico di metà popolazione.
Aiuta per tre motivi molto più concreti.
Toglie peso all'altra persona. Una serata in cui uno dei due propone e l'altro sceglie funziona. Una in cui nessuno propone niente si spegne da sola.
Ti fa smettere di rimandare. Quasi tutte le occasioni che ti sei perso non le hai perse perché hai deciso male: le hai perse perché non hai deciso.
Dice qualcosa di te. Chi non prende mai posizione non fa una cattiva impressione: ne fa una vaga. Se sei d'accordo con tutto, non hai detto niente.
Come si allena
Questa parte della vecchia versione la tengo, perché funziona
Comincia dalle cose che non contano niente. Al ristorante scegli entro un minuto, e tienti quello che hai scelto. Quando il gruppo non sa cosa fare, proponi tu per primo. Quando qualcuno ti chiede dove andare a bere qualcosa, di' un posto invece di «boh, tu?».
L'esercizio non è indovinare. È abituarsi alla sensazione di aver chiuso una questione — perché il fastidio dell'indecisione non è la scelta sbagliata, è restare sospesi.
E poi, sulle cose che contano: proponi un'uscita con un giorno e un posto, invece di «ci si vede uno di questi giorni». Non perché sia una tecnica, ma perché una proposta vaga costringe l'altra persona a fare il lavoro di trasformarla in qualcosa di reale, e quasi nessuno lo fa.
Il confine, che è la parte importante
Decidere significa proporre per primo, non decidere per due.
Se proponi un posto e lei ne preferisce un altro, si va nell'altro. Se proponi di vedervi giovedì e lei può sabato, si fa sabato. Se proponi di salire e lei dice di no, la serata finisce lì e va bene così.
Il metro è sempre lo stesso: funzionerebbe ancora, se lei sapesse esattamente cosa stai facendo e perché? «Ho scelto io il posto perché mi andava di portarti in un posto che mi piace» regge benissimo alla luce del sole. «Ho scelto il posto perché è vicino a casa mia e serve a farti salire» no.
Stessa azione, due cose completamente diverse. E si sente, anche quando non si dice.
Una domanda per te
Nell'ultima settimana, quante volte hai risposto «per me è uguale» quando invece una preferenza ce l'avevi?
Quello è il punto da cui partire, e non ha niente a che fare con le donne: è l'abitudine a non esporsi per non sbagliare. Ne parlo nel report gratuito Basta Swipe e in Pillole di Seduzione.
Diventa un Pinguino!





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